Ormai da mesi, la riguardosa ricercatrice universitaria B meditava di presentarmi il suo collega J, convinta di riuscire a «mecciarci» (è così che da principio ho interpretato il fil di perle dei fonemi, prima di afferrare che il verbo in questione era in effetti matchare, ossia ciò che in italiano antico si chiamava ‘combinare’).
Al mio ennesimo rifiuto, B ha preferito ricorrere ad uno stratagemma tutto femminile: ha approfittato di un nostro appuntamento per farsi accompagnare, a sorpresa, dal tanto celebrato J.
Sono le piccole astuzie della consumata auspice di matrimoni, mi rendo conto, ed è pur vero che non si posson far frittate senza rompere uova. Ma si tratta pur sempre di un delicato gioco ad incastro (ehm...), nel quale ogni mezzana che si rispetti dovrebbe tener presenti tre basilari precetti:
1. Quantunque spesso si realizzino felici connubi tra il principe e la ballerina, il principe e il povero, o la bella e la punkabbestia, se i due hanno una posizione economica troppo diversa, è bene badare che quello/-a con le pezze al culo possa offrire una fresca gioventù e un’avvenenza alquanto appariscente. Cioè che non sia il sottoscritto. In altre parole, se quel poveretto fa il docente universitario, sarà già avvilito dal fatto di doversi accontentare dei vecchi incartapecoriti di ventidue anni, nell’assenza dei baldi giovanotti di sedici che abitano i suoi sogni più mucidi, quindi non è proprio il caso di proporgli un quarantenne.
2. Il più anziano dei contraenti, non potendo giocare la carta della verde età, e dunque costretto a sfruttare quella del prestigio (preferibilmente monetario, ma non necessariamente), si sentirà inevitabilmente in diritto di assumere un ruolo dominante. Molto dominante. In tutti i sensi. E io non ho punto voglia di sottopormi a periodiche sessioni di ricucitura dal cerusico di villaggio, perché (fortunatamente) non sono Nicolò Giraud, e J (sfortunatamente) non è lord Byron.
3. Benché la formazione intellettuale eserciti indubbiamente un certo fascino sul sottoscritto, è davvero fuor di proposito cercarmi marito gettando la rete nelle torbide acque degli ambienti editoriali o accademici, intanto perché questi sono gli ultimi luoghi al mondo in cui trovare gente che abbia studiato anche la seconda metà dell’alfabeto, ma soprattutto perché la cultura – quand’anche presente e in qualunque fantasioso modo la si voglia definire – non è mai garanzia di soavità caratteriale. Un esempio su tutti: Joseph Goebbels.
Vi è poi un ultimo punto, che a dire il vero dovrebbe essere semplicemente una questione di buon senso: prima di procedere alla negoziazione, il sensale dovrà accertarsi che ambedue gli individui presi sotto le sue ali protettrici siano effettivamente interessati ai suoi servigi, o più in generale all’accoppiamento tout court.
Credevo di essere stato sufficientemente chiaro quando, a B che mi chiedeva quale fosse il mio più grande sogno erotico, ho risposto: «Essere lasciato in pace». Ma lei, per nulla disposta a darsi per vinta, ha ribattuto: «Ecco, lo vedi come sei fatto? Dici di no, ma in realtà vuoi dire sì».
La stessa logica degli stupratori, guarda un po’.
Al mio ennesimo rifiuto, B ha preferito ricorrere ad uno stratagemma tutto femminile: ha approfittato di un nostro appuntamento per farsi accompagnare, a sorpresa, dal tanto celebrato J.
Sono le piccole astuzie della consumata auspice di matrimoni, mi rendo conto, ed è pur vero che non si posson far frittate senza rompere uova. Ma si tratta pur sempre di un delicato gioco ad incastro (ehm...), nel quale ogni mezzana che si rispetti dovrebbe tener presenti tre basilari precetti:
1. Quantunque spesso si realizzino felici connubi tra il principe e la ballerina, il principe e il povero, o la bella e la punkabbestia, se i due hanno una posizione economica troppo diversa, è bene badare che quello/-a con le pezze al culo possa offrire una fresca gioventù e un’avvenenza alquanto appariscente. Cioè che non sia il sottoscritto. In altre parole, se quel poveretto fa il docente universitario, sarà già avvilito dal fatto di doversi accontentare dei vecchi incartapecoriti di ventidue anni, nell’assenza dei baldi giovanotti di sedici che abitano i suoi sogni più mucidi, quindi non è proprio il caso di proporgli un quarantenne.
2. Il più anziano dei contraenti, non potendo giocare la carta della verde età, e dunque costretto a sfruttare quella del prestigio (preferibilmente monetario, ma non necessariamente), si sentirà inevitabilmente in diritto di assumere un ruolo dominante. Molto dominante. In tutti i sensi. E io non ho punto voglia di sottopormi a periodiche sessioni di ricucitura dal cerusico di villaggio, perché (fortunatamente) non sono Nicolò Giraud, e J (sfortunatamente) non è lord Byron.
3. Benché la formazione intellettuale eserciti indubbiamente un certo fascino sul sottoscritto, è davvero fuor di proposito cercarmi marito gettando la rete nelle torbide acque degli ambienti editoriali o accademici, intanto perché questi sono gli ultimi luoghi al mondo in cui trovare gente che abbia studiato anche la seconda metà dell’alfabeto, ma soprattutto perché la cultura – quand’anche presente e in qualunque fantasioso modo la si voglia definire – non è mai garanzia di soavità caratteriale. Un esempio su tutti: Joseph Goebbels.
Vi è poi un ultimo punto, che a dire il vero dovrebbe essere semplicemente una questione di buon senso: prima di procedere alla negoziazione, il sensale dovrà accertarsi che ambedue gli individui presi sotto le sue ali protettrici siano effettivamente interessati ai suoi servigi, o più in generale all’accoppiamento tout court.
Credevo di essere stato sufficientemente chiaro quando, a B che mi chiedeva quale fosse il mio più grande sogno erotico, ho risposto: «Essere lasciato in pace». Ma lei, per nulla disposta a darsi per vinta, ha ribattuto: «Ecco, lo vedi come sei fatto? Dici di no, ma in realtà vuoi dire sì».
La stessa logica degli stupratori, guarda un po’.

il più grande sogno erotico: essere lasciato in pace.
RispondiEliminaahahahhh, questa la rivendo subito!!!
Dovevi rispondere "YO-KO-O-NO!"
RispondiElimina@yona:
RispondiEliminapoi raccontami le reazioni.
@Janlu:
AHAHAAA! «To see the apartment!»
a Goebbels sono rotolata per terra in preda a una crisi di risa epilettica.
RispondiElimina@EncreNoire:
RispondiEliminaUna crisi Epilady.