domenica 6 novembre 2011

Oikia epi ten petran

Era da poco nato il Novecento quando il mio bisnonno – memoria sua a benedizione – scese al torrente a far provvista di pietre e con le sue mani si costruì una casa in cima al Borc dai Mics, per viverci insieme a Marie la Cjargnele, una volta sposati.
Certo, il mio bisnonno era tutt’altro che uno sprovveduto, sapeva benissimo che il nostro suolo è piuttosto irrequieto, ma la cosa non lo preoccupava più di tanto: valido costruttore, eresse quattro solide mura alle quali i frequenti movimenti tellurici non hanno mai cagionato neppure un’incrinatura.
Ma se invece le avessero fatte crollare, e qualcuno avesse detto al mio bisnonno che ben gli stava, a lui che si era fatto la casa in terra sismica?

Ecco, è esattamente questo che si sono sentiti dire i genovesi: «Si è costruito dove non si doveva».
Peccato che Genova sia ferma lì da 2500 anni. Quindi chi è che ha costruito dove non doveva? Gli antichi Λίγυες?

È vero che, se il mondo andasse come dovrebbe, potremmo abitare sulla bocca di un vulcano, le donne potrebbero girare nude per la strada e via dicendo, ma che siccome il mondo va per tutt’altro verso, meglio tutelarsi.
Questo, però, non cancella il danno, né ne sposta la responsabilità su chi l’ha subito. Ecco, la cultura della colpa ci intride fino a questo punto: criminalizzare la vittima.
Genova è stata stuprata, e le autorità le hanno detto che è colpa sua, perché portava una gonna troppo corta.

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