Riflettevo sul cancanaio sorto un paio di settimane fa in seguito alla sciagurata risposta (o piuttosto non-risposta) del ministro Ruttano Nerbate ad una rappresentante nesciocuius sodalizio di lavoratori precari, e – guarda un po’ gli scherzi dei pensieri associativi (oh, Franco, tu, noi, ci hai rovinati!) – m’è tornato alla mente quel gioiellino che è il romanzo Ferdydurke: uomini e donne adulti e vaccinati, forzati a znowu dojść do pupy (‘ritornare al culetto’), a trasformarsi in fanciullini. Anzi, “bamboccioni”, è senz’altro più pertinente.
E ho ripensato anche alla scena di Ett drömspel in cui l’Ufficiale si trova nuovamente sottoposto al supplizio della scuola:
En stor gosse, ja, jag är ju stor, mycket större än de här; jag är fullvuxen, jag har slutat skolan... Jag är ju promoverad... Varför sitter jag då här? Är jag inte promoverad?
Un ragazzo grande, sì, sono grande, molto più grande di questi qui; sono uomo fatto, ho terminato gli studi... Ho superato gli esami... E allora perché sono qui seduto? Non ho superato gli esami?
Ecco, noi viviamo così. Le rare volte in cui qualche alto papavero ammette che la crisi del lavoro è una realtà, fa puntualmente riferimento alla «disoccupazione giovanile». Già, i giovani. Ma gli altri?
Io non sono un giovane, sono un uomo di mezz’età, cioè a quel punto della vita nel quale dovrei cominciare a farmi da parte per lasciare un po’ di spazio ai giovani veri, quelli che hanno vent’anni. E invece ciccia, sono ancora qui a sgomitare per ottenere lavoricchi bruttarelli, frettolosi e mal retribuiti. E, ringraziando il cielo, almeno io li trovo!
Nella mia generazione conosco ben poche persone che possano onestamente affermare di mantenersi da sé, senza l’aiutino di mamma e papà, la mancetta della zia, la tazzinetta venefica e avanti cul brun. Quarantenni col cerchio e la palla.
E sulle strade, la quinta linea del metrò che avanza.
Per l’appunto, ci vuole un’altra v...
Un’altra? Già, oltre a quale?
E ho ripensato anche alla scena di Ett drömspel in cui l’Ufficiale si trova nuovamente sottoposto al supplizio della scuola:
En stor gosse, ja, jag är ju stor, mycket större än de här; jag är fullvuxen, jag har slutat skolan... Jag är ju promoverad... Varför sitter jag då här? Är jag inte promoverad?
Un ragazzo grande, sì, sono grande, molto più grande di questi qui; sono uomo fatto, ho terminato gli studi... Ho superato gli esami... E allora perché sono qui seduto? Non ho superato gli esami?
Ecco, noi viviamo così. Le rare volte in cui qualche alto papavero ammette che la crisi del lavoro è una realtà, fa puntualmente riferimento alla «disoccupazione giovanile». Già, i giovani. Ma gli altri?
Io non sono un giovane, sono un uomo di mezz’età, cioè a quel punto della vita nel quale dovrei cominciare a farmi da parte per lasciare un po’ di spazio ai giovani veri, quelli che hanno vent’anni. E invece ciccia, sono ancora qui a sgomitare per ottenere lavoricchi bruttarelli, frettolosi e mal retribuiti. E, ringraziando il cielo, almeno io li trovo!
Nella mia generazione conosco ben poche persone che possano onestamente affermare di mantenersi da sé, senza l’aiutino di mamma e papà, la mancetta della zia, la tazzinetta venefica e avanti cul brun. Quarantenni col cerchio e la palla.
E sulle strade, la quinta linea del metrò che avanza.
Per l’appunto, ci vuole un’altra v...
Un’altra? Già, oltre a quale?

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