Dopo lunga assenza, mi presento presso la casa editrice Le Regali Patonze, per ritirare del materiale di lavoro. All’ingresso, vengo accolto dalla pericolosa redattrice Vieille Sorcière: «Iiih! Macciàaao! Come staaai? Vieni, ti preparo un caffè».
«Veramente l’ho appena pr...» tento di protestare.
Ma Vieille Sorcière non è disposta a lasciarsi intimorire da inezie come, per esempio, l’esistenza di altri esseri umani al mondo. «Intanto che te lo preparo, vuoi fare un salutino a Rosh Kruvit?»
Capitolo. Sono pur sempre cinque secondi di pausa da Vieille Sorcière.
Varco la soglia dell’ufficio diritti, e la buona vecchia Rosh Kruvit mi dà il seguente benvenuto: «Oh-la-la, ma cos’è questa barba? Sei diventato bar mitzvah?»
Le spiego che, in circostanze eccezionali – per esempio quando si smette di radersi – la barba può crescere anche ai cristiani, agli indù e agli adoratori di Astarte; e che comunque non mi sogno neanche lontanamente di aderire a qualsivoglia religione.
Ma lei sospira: «Secondo me, è solo perché hai paura che ti taglino un pezzo...»
(Se Rosh Kruvit non portasse un cognome inequivocabilmente ebraico, la piega che questa conversazione sta prendendo sarebbe un pochetto antipatica, ma tant’è.)
In quel preciso istante, Vieille Sorcière fa capolino dalla porta. «Come lo vuoi? Lungo? Ristretto?»
Sgrano gli occhi. Deglutisco. «Ehm... senza spacco, grazie.»
«Eh?»
Poi ricordo. «Ah, il caffè! Normale, grazie.»
Rosh Kruvit scoppia a ridere. «Ma com’è che con i gay si finisce sempre per parlare di sesso?»
Ora, non che io trovi alcunché di male nell’argomento in sé, ma vorrei far notare che ha fatto tutto da sola.
«Veramente l’ho appena pr...» tento di protestare.
Ma Vieille Sorcière non è disposta a lasciarsi intimorire da inezie come, per esempio, l’esistenza di altri esseri umani al mondo. «Intanto che te lo preparo, vuoi fare un salutino a Rosh Kruvit?»
Capitolo. Sono pur sempre cinque secondi di pausa da Vieille Sorcière.
Varco la soglia dell’ufficio diritti, e la buona vecchia Rosh Kruvit mi dà il seguente benvenuto: «Oh-la-la, ma cos’è questa barba? Sei diventato bar mitzvah?»
Le spiego che, in circostanze eccezionali – per esempio quando si smette di radersi – la barba può crescere anche ai cristiani, agli indù e agli adoratori di Astarte; e che comunque non mi sogno neanche lontanamente di aderire a qualsivoglia religione.
Ma lei sospira: «Secondo me, è solo perché hai paura che ti taglino un pezzo...»
(Se Rosh Kruvit non portasse un cognome inequivocabilmente ebraico, la piega che questa conversazione sta prendendo sarebbe un pochetto antipatica, ma tant’è.)
In quel preciso istante, Vieille Sorcière fa capolino dalla porta. «Come lo vuoi? Lungo? Ristretto?»
Sgrano gli occhi. Deglutisco. «Ehm... senza spacco, grazie.»
«Eh?»
Poi ricordo. «Ah, il caffè! Normale, grazie.»
Rosh Kruvit scoppia a ridere. «Ma com’è che con i gay si finisce sempre per parlare di sesso?»
Ora, non che io trovi alcunché di male nell’argomento in sé, ma vorrei far notare che ha fatto tutto da sola.

Esattamente quello che fanno le donne quando sono in presenza di un gay.
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