sabato 19 marzo 2011

Il piedino di Cenerentola

Riflettevo su questo sfogo avvenuto ieri presso la Kranes Konditori (il blog di EncreNoire).
Vorrei in primo luogo render noto che EncreNoire è indiscutibilmente più snella della sbudregona ritratta nella fotografia da lei pubblicata, e – a scanso di equivoci – che la pingue signorina in questione non sono io.
Un’altra doverosa premessa è la seguente: i maschi sono delle mozzarelle (e lo dico con cognizione di causa, rientrando io stesso nella categoria), e la mia amica prediletta ha ragione da vendere.

Ciò detto, mi preme evidenziare che le donne non sono le sole vittime della brutta china che abbiamo preso.
Io ho un collega carinissimo, autentico gentiluomo, istruito e anche piuttosto belloccio. Ma povero in canna, e mai una donna che si dimostri interessata a lui. Che cosa dobbiamo dedurne?
Le nostre comuni colleghe difendono il gentil sesso affermando che «non c’è nulla di male a ricercare un uomo con un minimo di stabilità», e non hanno tutti i torti. A questo punto, però, perché non aggiungere che non c’è nulla di male nemmeno in un uomo che ricerca una donna con un minimo di... magrezza?, se è questo che gli interessa.
Io, invece, difendo ambedue i sessi, e ritengo che il mio collega, semplicemente, si sia imbattuto in donne inadeguate, allo stesso modo in cui EncreNoire (insieme a legioni di altre signore) si è imbattuta in uomini inadeguati.

EncreNoire addita, e a ragion veduta, i media. Ma i media non fanno che ripetere un ritornello esistente sin dalla preistoria, che impone una mentalità ben peggiore di quella della donna magra: quella della donna giovane e bella mantenuta da un uomo ricco. Modello propinatoci fin dall’infanzia, perché già presente nelle fiabe e nei racconti popolari. L’assoluta sovranità del maschio eterosessuale facoltoso e potente ci viene somministrata come una medicina insieme all’olio di fegato di merluzzo e agli sciacqui al fluoro, trasfondendoci la nozione secondo cui, se non riusciamo ad essere donne belle o uomini ricchi, siamo dei falliti*. (Anzi, dei “perdenti”, come si usa dire oggigiorno, con un ributtante calco sull’inglese loser.)

Lo stesso modello, però, ci ha inculcato** anche la convinzione che tale felice connubio fosse necessariamente beatificato da sempiterna passione amorosa. Ma perché?
Se siamo interessati a trovare un/una partner che risponda a determinati requisiti finanziari o estetici, è nostro pieno diritto cercarlo/-a, senza pietose giustificazioni affettive, senza sensi di colpa, e soprattutto senza sentirci dei troioni infami.

Certo, se invece parliamo di sentimenti, allora è tutto un altro paio di maniche.
Esistono uomini che s’innamorano di donne obese o gracili, ingenue o perfide, istruite o incolte; esistono donne che s’innamorano di uomini agiati o spiantati, sempliciotti o scellerati, cortesi o cafoni.
Esistono persone che s’innamorano di persone.
E possa Iddio aver pietà delle loro anime.

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* Interessante notare come i maschi omosessuali abbiano fatto proprie ambedue le imposizioni, aggiungendone una terza: se non riusciamo ad essere belli, ricchi e insospettabili, siamo dei falliti... anche agli occhi degli altri omosessuali. Il che spiega come mai, anziché aiutarci a vicenda, passiamo le nostre giornate a inventare nuovi e inusitati stratagemmi per metterci reciprocamente i bastoni tra le ruote. Il che, a sua volta, spiega come mai, sul piano politico, godiamo della stessa considerazione di una meretrice in un paese di eunuchi.
** Per una volta, non è un errore di battitura.

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