mercoledì 12 gennaio 2011

CEI Educational

Liceo Ginnasio Statale «Leonarda Cianciulli», ora buca d’un mercoledì d’aprile di tanto tempo fa. Io stravaccato sul mio banco, con un nastro degli Eagles nel Walkman; Patitucci seduto sulla cattedra con le gambe penzoloni e sguardo perso nel vetro lurido della tripla finestra. Nessun altro in aula. In corridoio riverberano i passi di Bonsai, bidella siciliana affetta da nanismo, che spinge un carrello delle pulizie più alto di lei.
Sulle note di Heartache Tonight, vedo le labbra sottilissime di Patitucci muoversi.
Sfilo le cuffie. «Oh?»
«Andiamo in atrio. Ti offro un caffè.»
E ad un caffè non dico mai di no.
Ci spostiamo dunque nell’atrio deserto, e ci posizioniamo davanti al distributore di bevande calde.
Patitucci si tasta le tasche dei jeans. «Ci hai mica cento lire* da prestarmi?»
Pur considerando quanto il suo concetto di “offrire” si discosti dal mio, gli allungo una moneta.
Lui la infila nella fessura della macchina, seleziona «caffè», e comincia a torcersi le mani, mentre il brodame brunastro cola nel bicchiere di plastica. «Senti una roba...»
«Di’.»
«Ma a te ti capita mai...?»
«Hm?»
«...dopo che hai scopato...?»
«...»
«...che ti scenda lo scroto?»
Socchiudo le palpebre per un paio di secondi di troppo, durante i quali Patitucci prende il bicchierino di caffè e comincia a sorseggiarlo nervosamente. Prendo mentalmente nota: controllare lo Zingarelli alla voce «offrire», che evidentemente ha almeno un significato del quale io non sono a conoscenza.
Con che cuore spiegargli che il fenomeno da lui descritto mi si verifica generalmente quando mi sento rivolgere domande come quella or ora postami?
Da persona fondamentalmente malevola quale sono, indispettito e senza caffè, borbotto qualcosa a proposito dell’allume di rocca e degli impacchi d’alcol, liquidando con noncuranza la questione.
Non so se Patitucci si sia poi ripreso dal trauma, ma perlomeno ha avuto il buon gusto di non offrirmi più il caffè.

Ora, a distanza di venthrmpfpuah! anni, leggo che Sua Santità ha qualche obiezione da muovere all’educazione sessuale a scuola. Il problema, però, sta nel modo in cui si vuol definire questa appassionante materia di studio. Ho seguito i primi corsi in seconda media, e da allora ogni anno, fino all’esame di licenza superiore, tra l’ora di religione e gli incontri con specialisti esterni, ho avuto un tale sovraddosaggio di avviamento all’uso del buso, che tuttora, al solo udire termini quali “genitalità”, “affettività” et similia, reagisco come le degenti della clinica psichiatrica di Death Becomes Her quando Helen Sharp annuncia che vorrebbe parlare di Madeline Ashton.
Eppure il buon Patitucci, a diciassett’anni** suonati, mi veniva a chiedere se usavo i testicoli come bolas per la caccia al nandù. Quindi evidentemente, sì, c’era davvero qualcosa che non andava nei programmi di educazione sessuale dei tempi miei.

Voglio credere che negli ultimi lustri le cose siano migliorate, e che i programmi di studio non prevedano più un corso quinquennale riassumibile nelle tre magiche parole «non si fa». Confido altresì che i miei coetanei, ormai divenuti a loro volta genitori, si siano rassegnati al fatto che gli adolescenti fisicamente sani hanno in effetti rapporti sessuali, gradita o meno che sia la cosa a mami e papi. Ma soprattutto mi auguro che l’insegnamento di questa materia, quando impartito dai preti, non preveda lezioni individuali per allievi di età inferiore a quella del consenso.
In altre parole, Santità, dopo quanto emerso da alcuni anni in qua, sarebbe forse consigliabile che la Chiesa, per qualche tempo, evitasse l’argomento “sesso”.


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* Sì, il caffè costava 100 lire, e un pacchetto di sigarette 3200. Ebbene?
** Lo so, su questa cifra dovrei citare Rimbaud, per non figurare troppo illetterato. Però che barba!

4 commenti:

  1. Certo che, chiamarsi Patitucci e avere di 'sti problemi...

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  2. Non indovinerai mai17 gennaio 2011 17:21

    Ciao L'aHHHle!

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  3. @EncreNoire:
    Ahahaaa! Ma mica si chiamava così per davvero!

    @IndovinaIndovinello:
    Ti ho beccata! Sei l'evanescenza.
    E il divenire.

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  4. Non indovinerai mai18 gennaio 2011 15:38

    ...cacchio!
    PS. non appena riprendo fiato (?) ho un spetteguless neanche tanto gustoso ma che mi ha fatto un rHHHidere!

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