martedì 12 ottobre 2010

Almeno tacete

Essi sono nati appena dopo la fine di una guerra: momentanee ristrettezze, ma posti di lavoro a gogò.
Quando hanno raggiunto la pubertà, è arrivato il Sessantotto: alé!
Nel frattempo, miracolo economico: televisore, lavatrice, frigorifero, automobile, trilocale, matrimonio e figli, un mese filato sotto l’ombrellone.
Poi gli anni Ottanta, la Milano da bere, Armani, Versace, Valentino, Ray-Ban, VHS, CD, PC, il Bancomat, coloresemprevivo, usa-e-getta.
Dopodiché, i Novanta: la carriera, il “cadreghino” a cui attorcere radici per mai più mollarlo. Faccio cose, vedo gente, ed è subito happening.
Infine, il Duemila: crociere sui fiordi, Capodanno a Parigi, pensione... ma attività professionale tuttora in corso.

Io sono nato nel pieno del benessere, ma ogni volta che chiedevo un giocattolo, ero un «viziato» (e non l’ottenevo: dove stesse dunque il vizio, proprio non so).
Quando ho raggiunto la pubertà, è arrivato l’AIDS.
Nel frattempo, crisi economica: trionfo del rattoppo, Secondamano, «cenare fuori» significa concedersi un aperitivo al bar.
E poi il Duemila: trovare un impiego è un sogno proibito, e quand’anche prodigiosamente superato il precariato, impossibile raggiungere il “cadreghino” di cui sopra, perché vi sono ancora saldamente abbrancati Essi.

Ora.

Il candidato risponda al seguente quesito: quale di queste due generazioni si può definire come quella «che ha sempre fatto i suoi porci comodi»?

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